Siti di scommesse stranieri 2026, il conto che presenta il bookmaker senza concessione

Updated Ottobre 2026
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Giocare su un sito privo di concessione non è una scelta di stile. È un conto che arriva, prima o poi, e quasi mai sotto forma di cifra rotonda. Chi cerca «siti di scommesse stranieri» cerca in genere tre cose insieme: quote migliori, bonus più generosi, meno vincoli. Le prime due esistono davvero, sulla carta. La terza è un equivoco, perché i vincoli non spariscono quando si attraversa un confine: cambiano padrone e diventano più difficili da leggere.

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
L'inibizione dei siti di gioco non autorizzati si fonda sull'articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126.

Un bookmaker che vuole servire giocatori italiani ha bisogno di una concessione ADM (ex AAMS) per il gioco a distanza, rilasciata per singolo sito e gestita su un dominio .it proprio. L’elenco pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è l’intera prova di chi ce l’ha. Non esiste una seconda strada, non esiste una licenza estera che tenga: Curaçao, Malta o Anjouan non valgono nulla davanti a un regolatore italiano, e non è una questione di opinioni.

La parte scomoda arriva adesso. L’elenco ADM non ha una colonna per i giochi: leggere un nome su quella lista non dimostra da solo che il bookmaker accetti scommesse sportive, perché un concessionario può avere diritto a poker, casinò, bingo e scommesse in qualunque combinazione. La prova la dà il sito e l’app dell’operatore, non l’elenco. E una presenza in una classifica, di qualunque classifica, non è una concessione.

Il resto di questa pagina sta tutto dentro un ragionamento sul costo. Quanto costa un bonus che si trasforma in rigioco, quanto costa un prelievo che non arriva, quanto costa la sensazione di essere al sicuro quando non lo si è. Non è una pagina che dice a qualcuno di scommettere: spiega come funzionano un’offerta, un mercato e una regola, e cosa se ne portano via.

31 Ottobre 2026 — dati verificati contro l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e l’elenco dei siti inibiti pubblicato dall’Agenzia.

La normativa italiana sui siti stranieri, dal decreto al blocco tecnico

Partiamo da una frase che non piace a nessuno dei due lati della barricata: offrire gioco a giocatori italiani senza concessione è illegale. Non «sconsigliato», non «in zona grigia». Illegale, e il punto è che la sanzione non si ferma al gestore.

Un documento di identità appoggiato accanto a uno smartphone con un timer sullo schermo, su un tavolo da cucina
Fornitori di connettività e prestatori di servizi di pagamento che violano l'obbligo di inibizione imposto dall'ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata.

L’ADM inibisce i domini internet che offrono o sponsorizzano gioco illegale, reindirizzandoli verso una pagina con un’apposita avvertenza; quella pagina segnala che il sito richiesto è sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per raccogliere giochi in Italia. Il blocco non è un avviso gentile lasciato in fondo a un comunicato. È un reindirizzamento che il giocatore vede, in genere quando sta per fare la cosa sbagliata.

La base normativa dell’inibizione è l’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126. Chi fornisce connessioni internet è tenuto a consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti, e l’ADM blocca siti senza le autorizzazioni previste dal 2007. Solo i titolari di concessione possono offrire gioco a distanza con vincite in denaro. Quest’ultima riga è il cuore di tutto: la partita non si gioca su quanto è bello un sito, si gioca su chi ha il titolo per aprirlo.

Cosa cambia con il reindirizzamento ai domini inibiti

Da aprile 2026 i siti inibiti vengono reindirizzati a sito-inibito-giochi.adm.gov.it al posto dell’indirizzo IP statico 217.175.53.72, ma entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione. L’ultimo elenco dei siti inibiti è aggiornato al 13 ottobre 2026. Chi ha imparato a riconoscere il vecchio indirizzo numerico dovrà aggiornare la propria memoria: la pagina di avviso è la stessa cosa con un indirizzo più leggibile.

Il risparmio per il giocatore è zero, il costo è tutto dell’operatore. E qui conviene guardare dall’altra parte della fila, perché il sistema non chiede il favore a chi ci gioca. Fornitori di connettività e prestatori di servizi di pagamento che violano l’obbligo di inibizione imposto dall’ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata. Vale la pena soffermarsi sui due numeri accanto: si va da un importo che per un piccolo provider è un mese di lavoro a uno che è metà di un fatturato annuo decente. Per violazione accertata, non per anno. Se i blocchi ogni tanto sembrano arrivare in ritardo, il motivo sta anche qui: la fila dei domini è lunga e il blocco tecnico è un lavoro, non un interruttore.

Che cos’è il palinsesto e perché decide cosa puoi giocare

C’è un dettaglio che nessuna pagina di confronto racconta, e che vale più di dieci recensioni. L’articolo 2, lett. s) definisce il palinsesto come il programma di eventi — sportivi, ippica compresa, e non sportivi — e di tipi di giocata preparato dal concessionario e approvato dall’ADM. Una scommessa si può prendere solo su eventi che stanno dentro il palinsesto approvato. L’ADM aggiunge gli eventi uno per uno: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner, come riporta la stampa di settore.

Il punto per chi legge non è burocratico. Un concessionario non può accettare una scommessa che non sia stata autorizzata, e questo taglia fuori parecchie cose che un sito .com offre senza pensarci due volte. Non si sa quali sport e quali tipi di giocata il palinsesto contenga davvero, né se includa gli esport: sono caselle aperte, e chi vuole giocarle le verifica sul sito dell’operatore prima di depositare, non dopo.

Il catalogo autorizzato è nell’articolo 6, comma 1, D.Lgs. 41/2024: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, anche simulati, e su corse di cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; giochi di ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori (betting exchange); bingo. I vincitori della gara possono gestirne uno o più per un massimo di nove anni, senza rinnovo. Nove anni sono il tempo in cui una concessione vive e muore, e spiegano perché il mercato si muove a ondate: gare pubbliche, investimenti, poi la stessa scena da capo.

Scommesse su eventi simulati e ippica: due prodotti, due regole

L’articolo 2, lett. v) definisce le «scommesse su eventi simulati»: eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati al computer e mostrati con un’animazione o con un evento reale preregistrato. Sono ammesse dentro una concessione per scommesse sportive, e i siti degli operatori hanno una sezione «Virtuali». Chi le tratta come la ruota della fortuna sbaglia bersaglio: la struttura è quella di una scommessa a quota fissa, il problema è che l’esito non esiste in nessun posto reale. Su un prodotto dove l’evento è una grafica, la quota è l’unica cosa negoziabile, e la quota la fa chi organizza.

L’ippica invece è due cose separate nella legge, e la distinzione conta. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro l’articolo 6, comma 1, lett. a). I «giochi di ippica nazionale» — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté, i totalizzatori dell’articolo 2, lett. h — hanno bisogno di una concessione propria. Se una piattaforma online tratti oggi i totalizzatori di ippica nazionale non è dato sapere: è una delle caselle che il giocatore curioso deve verificare da sé, e la verifica più onesta è guardare se la sezione Ippica del sito porta un totalizzatore o solo quote fisse.

Il betting exchange merita una riga a parte perché è l’unico prodotto dove il concessionario non è la controparte. L’articolo 6, comma 1, lett. e) e l’articolo 2, lett. u) lo ammettono come gioco separato: il giocatore può essere chi punta o chi banca, e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. La documentazione di Betfair è descritta come contenente regole extra per i conti sull’exchange italiano, tra cui un back bet minimo di 200 centesimi in passi da 50, mentre un articolo di settore del 2024 riferisce che sul vincitore non grava nulla, perché il prelievo cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano un exchange oggi e con quali commissioni non è dato sapere; Betfair è descritta come la prima, con la concessione 16028.

Perché una licenza di Curaçao non vale nulla in Italia

Una concessione ADM nasce da una gara pubblica, non da una licenza che si compra a scaffale. L’articolo 6, comma 3 richiede tra l’altro una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che l’ADM fissa nella gara; l’articolo 4, comma 3 e l’articolo 5, comma 3 tengono fermi per tutta la durata i termini della concessione e il regime fiscale. Il quadro è quello di un contratto di nove anni con condizioni bloccate, non di un permesso annuale rinnovabile a piacere.

La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Una concessione a 7 milioni non è un costo che si scarica sul tavolo da poker: è un costo che si scarica sul margine, e quindi sulla quota proposta al giocatore. Questo spiega, meglio di qualunque teoria, perché un sito offshore possa permettersi una quota leggermente più alta. Non sta facendo un favore, sta risparmiando su tutto ciò che una concessione comporta.

L’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, letto il 25 ottobre 2026, ha 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. Una società può tenerne più di una: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it. La concessione è per sito, non per azienda, e questo dettaglio smonta l’idea che basti trovare «il gruppo giusto». Un marchio che un lettore italiano cerca spesso — Unibet, Betway, 1xBet, 22bet — non compare tra le 52 righe di quel giorno. Un emendamento successivo al decreto del 2024 non è dato sapere.

Le concessioni non durano per sempre, e la scadenze è un fatto con cui il giocatore convive: quando un ciclo si chiude, cambiano i titolari, cambiano i siti, e i saldi di un conto chiuso si recuperano con una procedura, non con una telefonata. Non è un argomento contro i concessionari. È un argomento contro l’idea che qualsiasi piattaforma sia eterna.

Cosa rischia chi gioca, e le tutele che non ci sono

Qui la normativa smette di parlare di provider e comincia a parlare del lettore. La legge 13 dicembre 1989, n. 401, come l’ADM stessa ha dichiarato il 28 febbraio 2024, prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero. E aggiunge, nella stessa dichiarazione, la parte che quasi nessuno legge: anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. L’importo in euro dell’ammenda non è noto, e non è noto nemmeno che esistano procedimenti contro un giocatore. Ma la regola che l’autorità enuncia è quella, e una regola enunciata da un’autorità è un rischio reale anche quando la sua applicazione è rara.

Poi ci sono le tutele che semplicemente non ci sono. Un sito senza concessione non è collegato al Registro Unico degli Autoesclusi. Un giocatore che si è dato una pausa non è protetto lì: quel registro è invisibile a chi non ha la concessione. Non è una svista del sistema, è la definizione di «fuori dal sistema».

L’autoesclusione non è una promessa, è un pulsante

L’autoesclusione registrata nel RUA si estende a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, indipendentemente dal concessionario presso cui è stata richiesta. Una volta dentro, si è fuori da tutti i siti autorizzati e dalle sale fisiche. È l’unico strumento della normativa italiana che ha davvero i denti, per un motivo semplice: non chiede la collaborazione di chi sta perdendo.

Le condizioni di Admiralbet, aggiornate al 25 ottobre 2026, prevedevano l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Il salto è istruttivo. Prima si sceglieva fra tre durate, come in un menù. Adesso si sceglie un numero di giorni intorno ai sette — la pausa breve, quella che serve a fermare una serata storta — fino a 270, che è quasi un anno senza gioco. La fascia intorno ai sette giorni è la novità più utile del pacchetto: prima, per togliersi di mezzo una settimana, non c’erano strumenti previsti.

Il RUA è stato istituito nel 2018 e blocca ogni piattaforma online con concessione ADM insieme alle sale fisiche. Ma il registro vive di ciò che gli viene detto. Un marchio senza concessione non ha alcun modo di sapere che un giocatore è autoescluso, e nessun obbligo di scoprirlo.

Il quadro dell’articolo 15, comma 1, D.Lgs. 41/2024 è più ampio di un singolo pulsante: limiti di tempo, spesa e perdita scelti dal giocatore; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; messaggi automatici su durata e spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Il comma 2 aggiunge un dovere di informazione: ogni concessionario spende lo 0,2 % del proprio ricavato netto, per un massimo di 1.000.000 € all’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi definiti da una commissione governativa. Non è filantropia, è una voce di bilancio, e si vede nella scaffalatura dei siti.

Un dettaglio che sembra tecnico e non lo è: le forme parziali di esclusione cominciano il 1° febbraio 2026. Cioè il giocatore può chiudere un prodotto senza chiudersi tutto il resto. Per chi ha un problema con le slot e nessuno con il calcio, è la differenza fra una tutela usabile e una che si aggira da soli.

Il limite di deposito e l’attesa che nessuno legge

Il limite di deposito si sceglie al momento della registrazione, su base settimanale o mensile, e la figura che l’ADM fissa nella gara non è nota. Ma la parte che conta non è il numero: è la regola nascosta accanto. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato entra in vigore dopo sette giorni. Sette giorni di attesa per alzare un tetto che ci si è dati da soli. La lettura cinica è che l’attesa è un fastidio messo lì per scoraggiare. La lettura corretta è che i sette giorni sono l’unico momento in cui un giocatore può cambiare idea mentre la decisione è già presa.

Le condizioni di Admiralbet chiedono in registrazione di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con la doppia regola: un limite ridotto è immediato, uno aumentato aspetta i sette giorni. Tre limiti e tre orizzonti temporali fanno nove caselle. Chi ne compila una e lascia le altre vuote ha una protezione a metà, e la metà che manca è in genere quella che serve.

Il conto di gioco non è un conto qualsiasi. Si apre con la registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo e importa i dati automaticamente. Senza SPID il conto va convalidato entro 30 giorni o viene sospeso con i prelievi bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. Trenta giorni sono pochi o molti a seconda di quanto si ha fretta di prelevare, e la scadenza non fa sconti.

Conto di gioco a parte, c’è un tetto normativo sugli importi: i punti vendita ricariche dell’articolo 13, D.Lgs. 41/2024 — tabaccai, ricevitorie — possono ricaricare il conto online solo su richiesta del titolare, dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né restituire saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. Un tetto di 100 € settimanali in contanti è la misura di quanto il legislatore consideri delicato quel canale.

Chi protegge il conto quando il gioco è offshore

Un marchio senza concessione italiana opera su regole proprie. Non c’è RUA, non c’è vigilanza ADM, non ci sono protocolli approvati dall’autorità sui limiti, non c’è un foro italiano davanti a cui portare una contestazione. Il giocatore resta con il regolamento dell’operatore, un indirizzo di assistenza in una giurisdizione che probabilmente non conosce, e un ricorso che vale quanto il buon nome di quell’operatore.

L’articolo 22, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 prevede un regolamento, concertato con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori privi di concessione. La sua entrata in vigore non è confermata. Se e quando arriverà, sarà probabilmente la misura più efficace di tutte: non serve bloccare un dominio se la carta non passa.

Articolo 4, comma 4-bis, della legge 401/1989 copre la raccolta di scommesse in Italia anche quando vengono accettate all’estero, come riporta una fonte di settore. La formulazione è volutamente larga e serve a chiudere la scappatoia più ovvia, quella del server lontano e del cliente italiano.

L’ultima riga di questa sezione è la più noiosa e la più utile. Nessun marchio straniero è nominato in questa pagina, e non per prudenza: nominare un operatore senza concessione, in Italia, è esattamente la condotta che l’ADM ha descritto come reato, e l’ADM ricorda che pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare per i media, oltre alle conseguenze penali, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Chi vuole comunque guardare fuori dal perimetro deve sapere che sta entrando in una zona dove la protezione non è minore: è assente.

Un numero per capire la scala del fenomeno: un provvedimento del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini inibiti, come riporta la stampa di settore, e gli aggiornamenti del 2026 aggiungono decine o centinaia di domini per volta. Le copie dei siti oscurati ricompaiono nel giro di ore. Bloccare un nome è facile, bloccare un mercato no. È il motivo per cui la pagina di avviso dell’ADM conta più come promemoria che come muro: nessuno la incontra per caso due volte senza capire cosa sta succedendo.

I criteri con cui sono valutati i bookmaker di questa lista

La domanda di partenza non è quale operatore paghi meglio. È se l’operatore abbia titolo per prendere la scommessa, e la risposta si verifica in tre passi che non richiedono fiducia in nessuno.

Il primo è l’elenco ADM: nome del concessionario, codice di concessione, un sito .it. Il secondo è l’operatore stesso: il numero e la società compaiono nei suoi termini, e il palinsesto è la prova che le scommesse sportive sono davvero fra i prodotti autorizzati di quel sito. Il terzo è l’app o la pagina di scommesse: se lì non c’è un mercato di calcio con una quota, la concessione riguarda altro. Onestamente: ADM’s elenco non ha una colonna per i giochi, quindi il nome sulla lista è un punto di partenza, non una conclusione. Il resto lo fa l’operatore.

Poi comincia la parte che interessa a questa pagina, e sono soldi. La prima voce di costo è il rigioco: un bonus che chiede di essere puntato tre, cinque o dieci volte prima di diventare prelevabile trasforma un regalo in un incarico. La seconda è la quota minima ammessa: un requisito di puntata che vale solo su giocate sopra una certa quota obbliga a cercare prezzi che forse non ci sono. La terza è la scadenza: un bonus che scade in sette giorni non è un bonus, è una data di consegna. La quarta è il tetto alla vincita del bonus: il classico «fino a 50 €» non significa mai «almeno 50 €», e la differenza fra il tetto e quello che arriva davvero è la parte che l’operatore tiene per sé.

Conta anche la forma dello strumento di protezione, non solo la sua presenza. Un limite di deposito che si alza in un clic non protegge nessuno. Uno che si alza dopo sette giorni dà a chi lo alza una settimana per tornare sui propri passi. Un’autoesclusione da 30, 60 o 90 giorni è una scelta a tre; una da 7 a 270 giorni è una scala continua con una sosta breve credibile. La stessa etichetta, due oggetti diversi.

Confrontare marchi su quello che la loro documentazione dice davvero è l’unico metodo che regge. Una tabella che riporta una concessione accanto a un bonus identico per dieci righe non è un confronto: è una griglia. E qui si arriva al punto che vale più di tutte le colonne messe insieme — il margine.

Il margine del bookmaker, cioè la parte che non torna indietro

Il margine è la quota di tutte le puntate che un mercato restituisce al netto, e si legge così: payout = 1 ÷ (1/quota₁ + … + 1/quotaₙ) su tutti gli esiti di uno stesso mercato, e margine = 1 − payout. Prendiamo un mercato a due esiti offerto a 1,90 e 1,90 — un esempio, non una quota quotata da nessuno, scelto solo perché è rotondo. Un euro su ogni esito costa 2 €. Il ritorno su un euro giocato è 1 ÷ (1/1,90 + 1/1,90), cioè 1 ÷ 1,0526 circa, cioè poco più di 0,95: in percentuale, il 95 % della puntata. Quindi il margine è 1 − 0,95, cioè circa il 5 % di ogni euro puntato su quel mercato. Non è una tassa, non compare in nessuno scontrino e non si vede mai accanto a una quota. Esiste in ogni singola scommessa, anche in quella che si vince.

Un 5 % è la parte che il bookmaker trattiene su quel mercato. Su cento giocate da 100 € l’una, quel mercato restituisce in media circa 9.500 €, e la differenza non è un premio per il vincitore: è il prezzo del servizio. Messa così sembra accettabile, ed è per questo che la maggior parte dei giocatori non la nota. Il problema è quando la stessa quota si confronta con un requisito di puntata: se un bonus chiede venti volte il deposito a quota minima 1,80, il margine del mercato su cui si puntano quei giri è il costo reale del bonus. Un bonus senza clausola su quale mercato usare è una concessione che l’operatore fa al giocatore. Ce ne sono pochi.

Come si formatta un confronto senza inventare celle

Tre accordi rendono una tabella leggibile senza trasformarla in una vetrina. Il primo: il marchio va scritto con il numero di concessione e la società che lo detiene, non con il solo nome. Il secondo: la riga su quello che i termini dell’operatore dicono si riempie solo per gli operatori di cui esistono i termini, e per gli altri resta vuota — un trattino è onesto, venti parole di riempimento no. Il terzo: nessuna colonna di quote, perché non esiste una fonte che dia la quota dello stesso mercato, nello stesso istante, per dieci operatori. Il margine si spiega una volta e si applica al mercato che il giocatore sta guardando.

Il numero di concessione è la cosa meno interessante e più utile di tutta la tabella: è un dato verificabile in trenta secondi, e nessuna offerta lo batte. Un marchio con un codice a cinque cifre e una società identificata alle spalle è un marchio a cui si può chiedere qualcosa. Un marchio senza quel numero non è un marchio con un’altra regola: è un marchio senza regole.

La classifica dei dieci operatori con concessione ADM, dai dieci livelli di costo

Quella che segue non è una graduatoria di bontà e non è una raccomandazione. Sono dieci concessionari, cioè dieci nomi presenti nell’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza letto il 25 ottobre 2026, con le specifiche che la loro documentazione espone. L’elenco non esaurisce il mercato: esistono altri concessionari, e un marchio che non compare qui non è per questo privo di concessione. Nessuna delle pagine di questa lista nomina un operatore senza concessione, e non c’è nulla da comprare.

La classifica è ordinata per nome e non per merito. Il merito, quando emerge, emerge dai fatti: un codice di concessione, una società, un tetto di bonus, un requisito di puntata, una quota minima, una scadenza, un limite che si alza dopo sette giorni. Chi cerca il primo posto troverà una tabella; chi cerca un conto da aprire troverà, più sotto, gli stessi marchi raccontati uno per uno.

Marchio Codice di concessione e concessionario Quello che i termini dell’operatore dicono sul limite di deposito
Sisal ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
Lottomatica ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
NetWin ADM n. 16035, Netwin Italia S.p.a. limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
Eurobet ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
BetFlag ADM n. 16008, Betflag S.p.a. limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
Betsson ADM n. 16027, Azzurri Limited limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
William Hill ADM n. 16044, William Hill Malta Plc limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
StarCasinò ADM n. 16026, Azzurri Limited limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
bet365 ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto
Planetwin365 ADM n. 16007, Pwo S.p.a. limite di deposito scelto in registrazione; termini non esaminati su questo punto

L’unica riga davvero istruttiva è quella delle due società che possiedono due marchi. Azzurri Limited detiene sia la concessione 16027 per Betsson sia la 16026 per StarCasinò: due siti, due codici, un proprietario. È la prova più pulita che la concessione è legata al sito e non al gruppo, e che chi sceglie un marchio per la società che gli sta dietro ha scelto due volte la stessa cosa.

La seconda cosa che la tabella non dice e che va detta: il codice di concessione non distingue un marchio con un palinsesto ricco da uno con quattro campionati. Un concessionario può avere il diritto alle scommesse sportive, al poker, alle carte, al casinò, all’exchange e al bingo in qualunque combinazione. La profondità del palinsesto si verifica sul sito, non nell’elenco.

Cosa sono i siti di scommesse stranieri: fondamenti, incentivi e il conto del giocatore

Passiamo al meccanismo, che è la parte davvero utile. Un sito di scommesse straniero non è semplicemente un bookmaker con un dominio diverso: è un operatore che non ha chiesto (o non ha ottenuto) la concessione italiana e che quindi non entra in nessuno dei tre sistemi che governano il gioco nel Paese — la lista autorizzata, il registro degli autoesclusi, la vigilanza dell’ADM. Per il giocatore questo si traduce in un pacchetto di cose mancanti, e il pacchetto è più grande di quanto la pubblicità del sito faccia credere.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
Dall'aprile 2026 i siti inibiti sono reindirizzati a una pagina di avviso di ADM al posto dell'indirizzo IP statico 217.175.53.72, ma entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione.

Il motivo per cui un operatore sceglie questa strada non è la passione per la libertà. Una concessione italiana costa circa 7 milioni per nove anni, impone una società di capitali con sede nel SEE, un piano di investimenti e protocolli di limite approvati dall’autorità, e sconta un’imposta unica del 24,5 % sui giochi raccolti a distanza sulle scommesse a quota fissa, calcolata sulla differenza fra puntate e vincite. Chi rinuncia a tutto questo rinuncia anche a un costo, e la rinuncia la vediamo tradotta in un’insegna: quote un po’ più alte, bonus un po’ più grossi, zero domande sulla residenza.

Vale la pena scomporre l’imposta, perché è il numero che spiega molte cose. L’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa, secondo il D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, art. 4, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, è del 20,5 % se raccolta sulla rete fisica e del 24,5 % se raccolta a distanza, sempre sulla differenza fra puntate e vincite. Le scommesse ippiche a quota fissa pagano le stesse aliquote, prima erano 43 % e 47 %. Le scommesse virtuali pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta nel «Decreto Sport» per passare al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i bonus entrino nella base imponibile non è dato sapere — ed è una di quelle domande la cui risposta, quando arriva, cambia il conto di tutti.

Il palinsesto è l’altra metà del meccanismo. Non esiste un tetto di legge in euro sulle puntate nelle scommesse sportive: gli strumenti vincolanti sono i limiti che il giocatore si dà e il limite di deposito che sceglie alla registrazione. Detta così sembra una libertà, ed è invece una delega: l’unico freno lo mette il giocatore, e lo mette una volta, all’inizio, quando è ottimista. Un sito straniero non gli chiede nemmeno quella firma.

Bonus senza deposito e bonus di benvenuto sui siti stranieri

Il bonus senza deposito è la cosa che la gente cerca di più e trova di meno. Esiste come categoria commerciale, legata al marchio di un operatore e alle sue condizioni, e le condizioni sono la parte che il titolo non dice. Le tre leve sono sempre le stesse: il requisito di puntata, la quota minima ammessa e la scadenza. Un bonus senza deposito con requisito di puntata alto e quota minima 1,80 vale meno di zero quando il mercato che si deve giocare ha un margine del 5 %, perché il costo atteso dei giri supera quello che il bonus mette in mano.

Sui siti con concessione ADM i bonus di benvenuto hanno una struttura documentata, e conviene guardarla per capire cosa si sta confrontando. L’offerta Sport-50 di NetWin è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €. Il Benvenuto Sport di William Hill accredita subito un bonus sport da 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore. Due modelli diversi per lo stesso tetto nominale: il primo è un multiplo del deposito con un minimo, il secondo è una cifra fissa che dipende dal metodo di identificazione.

E qui va detto chiaramente: il tetto del bonus non è quello che si incassa. Un bonus da 50 € su un deposito di 50 € è denaro che l’operatore mette in conto come credito, non come saldo prelevabile, finché le condizioni non sono soddisfatte. La differenza fra il numero scritto in grande e la cifra che arriva davvero sul conto è il costo che l’operatore si tiene per il disturbo. Nessun tetto di bonus e nessun tetto di rigioco di legge sono noti: importi, requisiti di puntata e quote minime vengono dai termini di ciascun operatore, uno per uno. Chi confronta due bonus senza leggere le condizioni confronta due titoli, non due offerte.

Il Decreto Dignità va tenuto fuori da questo discorso, perché è l’errore più comune. L’articolo 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018, è in vigore e vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo. Riguarda la pubblicità, non l’esistenza di un bonus. Un giocatore che legge «bonus dei siti stranieri» e pensa che sia vietato offrirlo ha capito male: è vietato pubblicizzarlo, ed è esattamente ciò che rende i siti stranieri visibili soprattutto là dove la pubblicità sfugge.

Gli operatori con concessione ADM, uno per uno

Dieci schede, dieci marchi che hanno titolo per accettare la scommessa di un giocatore italiano. Le specifiche vengono dalla documentazione di ciascuno, e il giudizio viene da qui.

Sisal: la profondità del live e il cash out come strumento

Sisal opera con la concessione ADM n. 16020 di Sisal Italia S.p.a. sul proprio sito. La sua app per le scommesse sportive dichiara oltre 1.000 eventi al giorno e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket. Sono numeri che valgono più di qualunque aggettivo: quindicimila eventi live significano che a qualunque ora un mercato c’è, e la diretta gratuita significa che il live si può guardare invece di indovinarlo.

Sul fronte dei prodotti la lista è lunga e specifica: la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal, le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni. La funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca, e l’app consente di accedere al conto anche con Touch ID. Il cash out è lo strumento che i giocatori usano peggio: chiuderlo troppo presto è una scelta, e la quota di chiusura è un prezzo come tutti gli altri.

Il numero di eventi live è la vera proposta di valore di questa offerta, e va letta insieme alla diretta: un evento live senza streaming è una quota cieca, con streaming è una decisione informata. Chi scommette solo sui grandi appuntamenti non ne ha bisogno. Chi ha la passione delle notti americane o dei tornei minori sa dove andare.

Lottomatica: il catalogo più ampio e lo streaming a corredo

Lottomatica opera con la concessione ADM n. 16010 di Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy). L’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta. È un catalogo costruito sul grande evento, non sulla nicchia: chi cerca la terza serie danese troverà poco, chi cerca la partita del sabato sera lo trova tutto.

La lista di discipline è quella del pubblico generalista, con la Formula 1 e la MotoGP che nella scommessa italiana pesano più di quanto il calcio-centrismo faccia credere. Lo streaming è annunciato come parte del pacchetto live: guardare la partita dentro il bookmaker non migliora la quota, ma cambia il momento della decisione, e un mercato live consultato guardando la partita è un mercato che si legge diversamente.

Chi ha un palinsesto settimanale fisso — la Serie A, la coppa, i due gran premi — trova qui abbastanza per non aprire altro. La profondità di catalogo è la sua carta, e la sua carta è anche un limite: quello che non è grande non è in vetrina.

NetWin: il tetto basso e il deposito minimo come filtro

NetWin opera con la concessione ADM n. 16035 di Netwin Italia S.p.a. La sua offerta di benvenuto è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €. Il «100 %» fa un certo effetto finché non si legge il tetto: la metà esatta della cifra è polvere. Un marchio può annunciare il 100 % e metterci sopra un tetto da 50 €, e il giocatore medio non legge mai la seconda riga del titolo.

Il deposito minimo di 20 € merita più attenzione di quanta ne riceva. È una soglia che filtra due categorie: chi vuole provare con 5 € e chi vuole entrare con qualche centinaio. La prima resta fuori, la seconda non è interessata al tetto basso. Resta il giocatore che vuole dare un’occhiata spendendo poco, ed è esattamente la persona a cui un tetto basso nuoce di più, perché il requisito di puntata su 50 € di bonus va comunque esaurito.

La verifica del conto è una condizione esplicita dell’offerta, non un cavillo. Chi si registra con SPID salta il passaggio più noioso e arriva al bonus prima. Chi lo fa manualmente deve mandare i documenti e aspettare. Sulla scala della scommessa italiana, NetWin è la porta d’ingresso stretta e a basso rischio, e come il tetto, il deposito minimo racconta la fascia di pubblico a cui punta.

Eurobet: il palinsesto più strano e per questo il più interessante

Eurobet opera con la concessione ADM n. 16012 di Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, la stessa società che compare accanto ad altri due siti .it nell’elenco ADM. La sua app sportiva dichiara un palinsesto che va dal calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, elezioni comprese. È l’unico palinsesto di questa lista che si spinge fuori dal perimetro sportivo, e il rugby, il golf e gli scacchi sono una dichiarazione di intenti più del calcio.

Le scommesse su eventi non sportivi sono una curiosità che vale la pena guardare con attenzione: elezioni e programmi televisivi sono eventi con un esito verificabile, ma con mercati più stretti e margini tendenzialmente meno generosi, perché la liquidità è poca e il bookmaker prende il suo compenso dove può. Chi ha una fissazione per il volley o per il ciclismo qui trova una sporgenza che gli altri non hanno.

Un operatore italiano che quota gli scacchi non è un operatore che fa volume: è un operatore che sceglie il cliente appassionato. Chi cerca solo la quota migliore sul big match troverà altrove una vetrina più affollata; chi cerca la disciplina di nicchia ha trovato la sua, e il prezzo lo scoprirà dall’altra parte dello schermo.

BetFlag: l’identificazione come esperienza, non come ostacolo

BetFlag opera con la concessione ADM n. 16008 di Betflag S.p.a. Per aprire il conto il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica, e il gioco è vietato ai minori di 18 anni. È l’unica scheda di questa lista che nomina esplicitamente due metodi di identità digitale, e la cosa va letta per quello che è: un’indicazione di come l’operatore ha costruito il primo contatto con il cliente.

La differenza fra SPID, CIE e modulo classico non è estetica. Con l’identità digitale i dati arrivano già validati, non c’è la scansione del documento, non c’è il conto sospeso dopo trenta giorni per un caricamento andato male. Con il modulo classico il giocatore deve ricordarsi di completare il processo, e chi non lo fa scopre il blocco al momento del primo prelievo, che è il momento peggiore per scoprirlo.

Questa scheda resta corta perché i fatti su cui si appoggia sono pochi, e non serve allungarla. Il giudizio però è netto: un operatore che mette SPID e CIE davanti alla registrazione classica ha capito che il primo deposito si perde quasi sempre nella fase di verifica. Non è una proposta per chi cerca il bonus più clamoroso — qui non ce n’è uno documentato — ma per chi considera il fastidio un costo.

Betsson: dei mercati elencati e un perimetro internazionale

Betsson opera con la concessione ADM n. 16027 di Azzurri Limited, la stessa società dietro la concessione 16026 che appare più sotto. La sua app Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. È il vocabolario standard del mercato, elencato senza fronzoli: chi conosce le sigle le trova tutte, chi non le conosce impara leggendo.

Il perimetro è quello internazionale: «migliaia di eventi» senza un’indicazione di quali competizioni dominino la vetrina. Il taglio è quello di un casinò con un bookmaker dentro, e la convivenza è dichiarata nel nome dell’app. Il giocatore che passa dal casinò alla scommessa — e in Italia sono molti — trova qui un’unica applicazione per entrambe le cose, cosa che sembra un dettaglio e in realtà cambia il tempo che il conto resta aperto.

La concessione condivisa con StarCasinò dice una cosa sulla struttura della società e nulla sul prodotto: due siti, due codici, un proprietario. Chi scegli Betsson per la parte sportiva e StarCasinò per il casinò sta usando due concessioni distinte, ed è esattamente il modo in cui il sistema è costruito.

William Hill: il bonus legato al metodo di verifica

William Hill opera con la concessione ADM n. 16044 di William Hill Malta Plc. Il suo Benvenuto Sport accredita subito un bonus sport da 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore. È il funzionamento più trasparente di questa lista: l’operatore dichiara quanto vale il tempo che risparmi, e lo dichiara in euro.

Dieci euro contro cinque non è una differenza enorme in assoluto, è una differenza del 100 % fra due modi di aprire lo stesso conto. E il termine delle 96 ore per l’invio dei documenti è un orologio, non un suggerimento: chi manda tutto il lunedì e viene verificato il venerdì ha perso il bonus di verifica. Il termine piccolo è quello che fa la differenza fra un accredito e una richiesta all’assistenza.

C’è una morale più grande in questa scheda. William Hill paga il metodo di identificazione invece di pubblicizzare un numero grosso, e un operatore che paga il metodo sa che il collo di bottiglia è lì. Chi si registra con SPID prende dieci euro subito; chi non ha SPID prenda in mano il calendario prima dei documenti, perché la finestra è di quattro giorni e non si riapre.

StarCasinò: casinò in vetrina, scommesse in seconda fila

StarCasinò opera con la concessione ADM n. 16026 di Azzurri Limited. La sua app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. La concessione è la stessa società del marchio Betsson recensito sopra, ma su un sito diverso e con un codice diverso: due prodotti che nascono da un unico proprietario e si presentano al pubblico con due nomi.

Qui il tema dell’impaginazione è tutto. Il nome dice casinò, l’app elenca slot e Live Casinò prima delle scommesse, e le tipologie di scommessa restano «varie» senza un elenco. Per un giocatore che vuole scommettere sull’anticipo del sabato, questo è un bookmaker con un casinò attaccato; per chi entra dal casinò e ogni tanto quota una partita, è esattamente il contrario.

Il gioco responsabile è la parte da guardare con attenzione quando il prodotto principale è il casinò. Gli strumenti di autolimitazione e l’autoesclusione per categoria di prodotto esistono proprio per questo caso: chiudere le slot e tenere la scommessa sportiva è possibile dal 1° febbraio 2026, e per un conto come questo quella possibilità vale più di qualunque quota. Un marchio che mette il casinò in vetrina va giudicato anche su quanto è facile chiudere quella porta.

bet365: il partner della competizione più seguita e i mercati che non finiscono

bet365 opera con la concessione ADM n. 16030 di Hillside (New Media Malta) Plc. Si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. Il titolo di partner globale è una forma di pubblicità, e come ogni pubblicità va pesata: non cambia una quota, cambia il posizionamento.

L’elenco delle discipline è quello di un operatore che copre tutto ciò che ha un pubblico internazionale, con l’ippica che in questa lista non compare da nessun’altra parte come voce esplicita. La doppia copertura pre-match e live è la norma per un operatore di questa dimensione, e le freccette accanto alla boxe raccontano un mercato britannico che non è mai stato solo calcio. Chi cerca varietà di discipline e non vuole aprire cinque conti diversi trova qui l’assortimento più largo.

La parte da verificare, per un giocatore italiano, non è il palinsesto ma il palinsesto autorizzato: quello che compare sul sito e quello che l’ADM ha approvato non sono automaticamente la stessa lista, e il marchio è stato il primo partner dell’evento autorizzato a settembre 2026. Gli si riconosce di essere nel punto in cui il catalogo si allarga. Chi cerca il nuovo mercato prima degli altri guarda qui, sapendo che prima del nuovo c’è l’approvazione.

Planetwin365: venti discipline e i campionati minori

Planetwin365 opera con la concessione ADM n. 16007 di Pwo S.p.a. La sua app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta. La Coppa Italia e la Serie C accanto alla Premier League sono la firma di un operatore che tratta il calcio italiano anche nelle sue pieghe meno nobili.

Oltre venti tipologie di sport significa che la copertura va molto oltre quelle elencate, e i risultati in diretta sono il minimo indispensabile per una scommessa live che non sia al buio. Il punto di forza qui è la larghezza senza il marchio globale: chi vuole la partita di Serie C alle 15 di domenica e la Conference League il giovedì trova entrambe, senza passare da un catalogo pensato per un altro pubblico.

Chi scommette sui campionati che nessuno trasmette ha bisogno di un bookmaker che li quota, e quota li mette in vetrina accanto ai grandi. È una scelta editoriale, e come tutte le scelte editoriali dice qualcosa sul cliente che si aspetta di avere.

Quanto costa davvero una settimana di giocate, dai 100 € alla quota

Adesso l’aritmetica, che è la parte più onesta della faccenda. Prendiamo un giocatore tipo: 100 € di puntate in una settimana — la cifra che corrisponde al limite di deposito settimanale che un giocatore si sceglie alla registrazione — giocate una volta su un mercato a due esiti a quota 1,90 e 1,90. Non è una quota quotata da nessuno: è un esempio, scelto per fare i conti in modo leggibile.

Il margine di quel mercato è già stato calcolato: payout 95 %, margine 5 %. Il costo atteso di una settimana di giocate è il 5 % di 100 €, cioè circa 5 €. Su un mese, la stessa proporzione porta il costo atteso a circa 20 €; su un anno, a circa 240 €, sempre restando dentro i 100 € settimanali di puntate. Non sono cifre che tolgono il sonno, ed è proprio per questo che il numero va guardato bene: è un costo che non appare mai, che non si paga mai in una volta sola e che è già dentro ogni quota che il giocatore legge.

Il numero non è però un numero secco, e qui sta la parte interessante. In una settimana di giocate reali il conto oscilla molto intorno a quella media, e oscilla in modo asimmetrico; un giocatore che vince il primo giorno ripunta anche la vincita, e la sua esposizione cresce oltre i 100 € nominali. Il margine resta il 5 %, ma la base su cui si applica è più grande di quanto il limite di deposito lasci intendere. Chi legge i 100 € di limite come il tetto della propria spesa non ha sbagliato tutto: ha dimenticato che la vincita è denaro che torna in gioco senza passare da un nuovo deposito.

Il secondo pezzo del conto è quello che rende l’esempio scomodo. Se lo stesso giocatore fa i suoi 100 € settimanali su un bonus che richiede venti volte il deposito a quota minima 1,80, il costo atteso non è più quello del mercato che ha scelto: è quello del mercato imposto dalla clausola, con un margine tendenzialmente più alto di quello del mercato principale. Il bonus non è gratis e non è nemmeno caro: è un costo spostato. Chi lo prende per gratuito paga il prezzo nel momento in cui scopre quale mercato deve giocare, che è in genere il momento in cui ha già perso la scelta.

La banda da tenere a mente è quindi stretta e onesta: da circa 5 € a settimana su un mercato principale giocato con la testa, fino a due o tre volte tanto se le giocate finiscono su mercati marginali con margini più alti, o se la vincita viene rigiocata dentro la stessa settimana. Sempre assumendo che si punti una sola volta l’importo della settimana e che il mercato resti quello del 5 %. Cambia una di queste due assunzioni e il conto cambia con essa, in una direzione o nell’altra.

Il confronto che vale la pena fare non è fra un bookmaker e l’altro, è fra un conto con concessione e uno senza. Sui 100 € settimanali nessuno dei due restituisce la stessa cosa: il primo trattiene il margine e versa l’imposta unica, il secondo trattiene il margine e non versa nulla all’Italia. La differenza la sente il giocatore nel momento in cui succede qualcosa — un prelievo in ritardo, un conto chiuso, una contestazione che non ha un foro davanti a cui essere discussa. Il costo del margine è piccolo e prevedibile. Quello dell’assenza di concessione è piccolo quasi sempre e poi improvvisamente no, che è il tipo di costo peggiore.

Su cosa conviene decidere un conto, e su cosa no

Un giocatore che ha letto fin qui ha in mano un metodo, non una lista. Il metodo è questo: la concessione prima di tutto, verificata sull’elenco ADM e poi nei termini dell’operatore; il limite di deposito scelto davvero, e non solo la finestra che compare in registrazione; un bonus valutato sul requisito di puntata, sulla quota minima e sulla scadenza, non sul numero in grande; l’identificazione fatta con SPID o CIE per non arrivare al primo prelievo con il conto sospeso.

Tre cose su cui invece non conviene decidere. La prima è la quota di un singolo evento: cambia di ora in ora e nessuna tabella la fotografa in modo onesto. La seconda è il nome dell’operatore: un marchio noto può avere una concessione su un sito e nessun titolo su un altro, e la concessione è per sito. La terza è la presunta sicurezza del sito straniero, che nella pratica è la rinuncia al registro degli autoesclusi, alla vigilanza dell’ADM e a un foro italiano.

Il quadro legale complessivo, intanto, si muove. Il Decreto Dignità è in vigore e l’AGCOM lo applica con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e almeno 50.000 € per violazione; la stampa di settore riporta che nel 2025 l’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto, e che il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €. Sono pendenti due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea: C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità della notifica del divieto. Un emendamento Forza Italia alla legge di bilancio 2026 proponeva di togliere il divieto per la pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni; l’esito non risulta, e alla data della verifica il divieto è in vigore.

Vale la pena dire due cose su questo quadro, perché un lettore italiano vedrà presto cambiare le insegne negli stadi. Il Decreto Dignità resta comunque un divieto di pubblicità: non tocca l’esistenza dei bonus né la loro struttura, e chi spera che un allentamento sulla pubblicità porti bonus migliori sta confondendo il marketing con i conti. E il fatto che il minimo fisso di 50.000 € sia davanti alla Consulta non è una notizia per il giocatore: è una notizia per chi compra spazi pubblicitari, ed è l’unico punto del pacchetto in cui il costo non ricade su chi scommette.

Due dettagli fiscali chiudono il quadro e riguardano il giocatore, non l’operatore. Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo cade sul concessionario: tassate alla fonte, si incassa il netto e non si dichiara nulla. È una ricostruzione riportata dalla stampa di settore, nel 2024 e nel 2026, e non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria, quindi la conclusione pratica è una sola: su una cifra rilevante conviene consultare un commercialista, perché la regola è chiara ma la sua fonte pubblica no.

Le vincite da siti privi di concessione o esteri stanno su un piano diverso, e anche qui la fonte è un documento ufficiale. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. d), del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, tassabili ai sensi dell’articolo 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza deduzioni. La lettura pratica è che non c’è ritenuta e c’è una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730; l’aliquota IRPEF applicata non è nota. Andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.

Il giocatore che ha letto fino a qui ha una risposta alla domanda con cui si apre la ricerca: un sito di scommesse straniero può essere perfettamente legale nel Paese che gli ha rilasciato la licenza, e restare senza alcun titolo in Italia. Le due cose convivono senza contraddirsi, ed è proprio la loro convivenza a generare il costo. Fuori dal perimetro ADM non c’è nessuno che debba qualcosa al giocatore: non un registro, non un’autorità, non un tribunale. Chi decide di giocarci lo faccia sapendo che sta pagando quel conto, e che il conto arriva sempre.

Domande frequenti sui siti di scommesse esteri

Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?

Il rischio più concreto è l’assenza di tutele: nessun collegamento al RUA, nessuna vigilanza ADM, nessun foro italiano per una contestazione. L’ADM stessa dichiara che il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi; l’importo dell’ammenda e l’esistenza di procedimenti contro giocatori non sono noti.

Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?

Si consulta l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. L’elenco non ha una colonna per i giochi, quindi la presenza del nome non prova da sola l’offerta di scommesse sportive: lo confermano il sito e l’app dell’operatore.

A cosa serve il RUA e come funziona l’autoesclusione?

Il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, blocca tutte le piattaforme online con concessione ADM e le sale fisiche, qualunque sia il concessionario presso cui la richiesta è stata fatta. Le durate cambiano da operatore a operatore e nel tempo: le condizioni di Admiralbet prevedono ora da 7 a 270 giorni, o durata indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. I siti senza concessione non sono collegati al registro.

Che cosa vieta il Decreto Dignità in materia di pubblicità delle scommesse?

L’articolo 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo, internet incluso. L’AGCOM vigila con una sanzione del 20 % del valore della pubblicità e almeno 50.000 € per violazione. Il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza dei bonus.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

Alla registrazione il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile; l’articolo 15, comma 1, D.Lgs. 41/2024 prevede limiti su tempo, spesa e perdita. La differenza sta nella modifica: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato entra in vigore dopo sette giorni. Nelle condizioni di Admiralbet si impostano in registrazione tetti di ricarica, spesa e tempo su base giornaliera, settimanale e mensile.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo cade sul concessionario: è una ricostruzione riportata dalla stampa di settore e non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria. Le vincite da siti esteri o senza concessione sono «redditi diversi» secondo la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010 dell’Agenzia delle Entrate. Non è consulenza fiscale.

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